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La Guida degli smarriti (Moreh Nevukhim)
(Rav Luciano Meir Caro)


Noi Ebrei
pensavamo di essere gli unici definitori del monoteismo, ma la realtà ci ha fatto scoprire che ci sono altri che sostengono le stesse idee. Questo ha creato una certa perplessità nella mente dell'Ebreo medio, per cui il grande Maimonide ha pensato che fosse necessario comporre un'opera che potesse essere di aiuto e ha voluto intitolarla "La guida degli smarriti". Per rispondere alle problematiche della gente, ha voluto cercare di spiegare quali fossero le differenze tra ebrei cristiani e mussulmani e che cosa fosse peculiare della tradizione ebraica.
Inventa 13 frasi sulle quali gli ebrei si trovano tutti d'accordo, ma non sono d'accordo sul fatto che siano state scritte e che vengano chiamate i 13 articoli di fede. La difficoltà sorge dalla domanda sul fatto che se un ebreo non si riconosce in uno di questi articoli forse è meno ebreo degli altri? E se questo non è affatto vero, allora a che pro scrivere questi 13 articoli?
Comunque non c'è dubbio che il 99,9% degli ebrei si riconoscono in queste cose, ma non vogliono che siano dette, perché vengono, in qualche modo, a limitare la nostra libertà di pensiero.
Prima regola: esiste un Dio unico. Questo è il fondamento della nostra esistenza, ma mi dà noia che venga scritto, perché se io non ci credo, sono per questo meno ebreo di prima?
Poi va avanti. Dio è eterno, Dio non ha le qualità dei corpi fisici, Dio è al di fuori del tempo, Dio ha dato una Legge immutabile, Dio provvede a punire chi fa azioni cattive e a premiare chi fa azioni buone, ecc.
Maimonide ha scritto due opere fondamentali: una è appunto questa, "La guida degli smarriti", che è praticamente un'opera filosofica e poi ha scritto Mishné Torah, che è un codice della normativa ebraica. Entrambe le opere cominciano con questa espressione: "Sappi che ci sono dei fondamenti della Torah, delle sue istituzioni, che sono 13 istituzioni fondamentali. La prima di queste è di credere che il creatore esiste di un'esistenza completa e lui è la causa dell'esistenza di tutto quello che esiste". Si sente qui l'influenza della filosofia greca, con il principio del motore immobile, ecc.
Nel suo testo giuridico, invece, dice la stessa cosa, esprimendosi in maniera diversa: "Sappi che si deve conoscere che esiste un unico Dio".
Nella Guida adopera l'espressione "credere", mentre nella Mishné Torah sollecita la necessità di conoscere. Non so se percepite la differenze. Il credere è un imperativo; se non credi, peggio per te. Ma come norma noi abbiamo l'obbligo di conoscere, cioè di studiare.
E, andando avanti, emerge la domanda: "Come si fa a riconoscere l'esistenza di Dio?". Risposta: "Contemplando il creato". Nella Guida dice che tutto quello che esiste, esiste perché c'è qualcuno che l'ha creato e devi credere questa cosa; nel testo normativo, invece, invita a studiare, a guardarsi attorno e a porsi delle domande, da quelle più banali a quelle più elevate. Per es. "Come mai esistono le formiche, gli uomini, i pianeti, le galassie, ecc.?". Se queste cose esistono, non si può non arrivare alla conclusione che qualcuno le ha create.
Ma c'è una differenza sostanziale tra il conoscere, il sapere, lo studiare e il credere.

(didascalia: frontespizio della Guida degli smarriti)


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