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Prospettive e situazioni dell'ebraismo agli inizi del XXI secolo
(Rav Luciano Caro al Rotary Club Ravenna, 10 aprile 2008)


Le cose da dire sono veramente tante, perciò il mio discorso sarà abbastanza disordinato.
Gli Ebrei sono un fenomeno molto strano; io sono solito definire l'ebraismo e gli Ebrei come l'oggetto misterioso, nel senso che tutti sanno che ci sono gli Ebrei, però quando si tratta di definire che cosa sono, nessuno ha le idee molto chiare.
Tra le idee strampalate più diffuse c'è quella che gli Ebrei sono una religione. E' vero, in effetti, che noi siamo, in parte, una religione, ma se siamo una religione, siamo una religione molto bizzarra, nel senso che la nostra è una religione senza dogmi. Nell'Ebraismo tutto ruota attorno alla concezione dell'esistenza di un Dio unico creatore di tutto. Però questo non fa parte della dogmatica.
Qualche volta mi capita, nella mia attività professionale quotidiana, che qualche ebreo viene da me e mi dice: "Lo sa che io non credo in Dio?", aspettandosi aspri rimproveri. Ma io rispondo che non sono fatti miei, perché quello che uno crede o non crede è un problema assolutamente suo. Se credi, mi compiaccio di questo; se non credi, mi compiaccio lo stesso.
E se l'Ebraismo non è una religione, che cos'è? Qualcuno lo definisce un popolo, una nazione. Si è anche ricorsi a delle locuzioni un po' strane, come 'ortoprassi', parola altisonante, che poi non trova un'applicazione pratica.
Gli unici che hanno una concezione chiarissima di cosa sono gli Ebrei, sono gli antisemiti, quelli, cioè, che odiano gli Ebrei. Per loro l'Ebreo è un pericolo, l'avversario, qualcuno da cui bisogna stare lontano, e se è possibile eliminarlo anche fisicamente. Questo perché esiste, dal punto di vista degli antisemiti, un problema che va risolto in maniera anche drastica. Io non mi sono mai reso conto di essere un problema.
Ma al di fuori degli antisemiti, che sono una categoria a parte, tutti gli altri - Ebrei inclusi - hanno delle idee molto strane su cosa sono gli Ebrei. Gli stessi Ebrei, ogni tanto, si interrogano e si pongono questa domanda: "Ma noi che cosa siamo?". Direi che questo interrogativo ritorna circa ogni 25 anni e lo affrontiamo con un certo entusiasmo, trovando una soluzione provvisoria, per cui dopo un certo tempo la domanda ritorna.
In Italia, circa 30 anni fa si sono riunite tutte le teste pensanti di Ebrei italiani per porsi questa domanda. Noi vivevamo secondo una legge che ci definiva 'religione', ma l'espressione non convinceva del tutto. Così siamo stati circa tre settimane a dibattere su questo. Io non partecipavo direttamente, ma ero solo spettatore. Alla fine è stata partorita una definizione molto bella, che però non so fino a che punto risponda agli interrogativi che ci poniamo. Dice così: "Gli Ebrei sono un'entità sociale". Bello, no?! Mi compiaccio di far parte di un'entità sociale. Ma credo che anche i bambini dell'asilo sono un'entità sociale, i farmacisti, le prostitute, i prof. universitari, ecc. Insomma, una bella frase che non vuol dire niente. Questo per dirvi che nemmeno noi sappiamo bene che cosa siamo.
Però ci siamo. E siamo sulla scena del mondo da un qualcosa come 3.500 anni e continuiamo ad esistere con problematiche, defezioni, interventi dall'esterno. E abbiamo la consapevolezza di essere i continuatori di una dottrina che è stata inventata, in qualche modo, niente meno che da Abramo.
Noi collochiamo questo personaggio circa 2000 anni prima dell'Era volgare. E cosa ha fatto questo Abramo? Ha rotto gli equilibri del suo tempo, proclamando l'esistenza di un Dio unico. In un mondo completamente immerso nell'idolatria, cioè un mondo che attribuiva qualità divine alle forze della natura, salta fuori Abramo e afferma che deve esserci un qualcosa al di sopra, che ha creato tutto ciò che esiste, un qualcosa di immateriale, un Ente che non solo ha creato quello che esiste, ma ha dato degli insegnamenti all'uomo, si preoccupa della sorte dell'uomo e lo giudicherà. Quindi ha inventato le linee fondamentali dell'Ebraismo, dal quale poi si è staccato successivamente il cristianesimo e, in un secondo momento ancora, l'Islàm.
Noi Ebrei del XXI secolo abbiamo la percezione di essere i continuatori di questa idea, con una serie di alti e bassi.
Per una serie di circostanze sono venuti meno una serie di elementi della dottrina ebraica; volevo sottolinearne qualcuno.
Il primo è che noi ci riconosciamo in tutto e per tutto nell'insegnamento biblico. E' meglio che chiariamo subito: quando dico Bibbia, mi riferisco al testo ebraico, quello che nel mondo cristiano è conosciuto come Antico testamento, o Vecchio o Primo testamento. Per noi la Bibbia è una specie di certificato di nascita, perché ci riconosciamo in quello che dice la Bibbia e ancora è il libretto di istruzioni della nostra esistenza. Tutte le volte che noi abbiamo un problema di qualunque genere, noi cerchiamo la soluzione nel testo biblico, nella consapevolezza (non dico fede) che questo proviene dalla volontà di Dio.
Dal testo biblico noi ricaviamo una serie di principi secondo i quali l'Ebraismo è un trinomio, nel senso che i pilastri dell'Ebraismo sono tre: il popolo, cioè gli Ebrei, le persone, la gente; la normativa che riguarda gli Ebrei e che scaturisce dal testo biblico, per disciplinare il nostro comportamento in tutti i suoi aspetti; infine il terzo elemento è la Terra di Israele.
Noi riteniamo che la situazione normale dell'Ebraismo sia quella in cui un gruppo di persone, gli Ebrei, nella loro terra, Israele, mettano in pratica la normativa che è stata istituita da Dio. Se manca uno di questi elementi, abbiamo un Ebraismo zoppicante.
Capite già subito che la situazione attuale è anomala, perché la maggior parte degli Ebrei vive fuori da Israele e anche quelli che vivono nella Terra, non mettono in pratica la nostra normativa, perché lo Stato di Israele funziona secondo una normativa elaborata da un parlamento che funziona più o meno bene su base democratica.
Quando si verificherà la normalità forse ci avvicineremo, dal nostro punto di vista, ai tempi messianici, con la pace, la concordia universale.
Non entro nei particolari e cerco di portarmi ai tempi più vicini a noi.
Cosa succede oggi? L'Ebraismo, oggi è non dico lacerato, ma percorso da una serie di problematiche che ci mettono in crisi. L'Ebraismo è attualmente connotato da una serie di correnti, di cui alcune sono perfettamente in linea con la tradizione e altre lo sono molto meno.
Si parla di ortodossia. Con ortodossia noi intendiamo la consapevolezza, da parte degli Ebrei, che noi dobbiamo mettere in pratica la normativa che Dio ci ha dato nel testo biblico, elaborata successivamente dalle interpretazioni rabbiniche. Mi spiego: la normativa che troviamo nel testo biblico, è molto bella, ma assolutamente inapplicabile, perché è troppo generica, nel senso che i principi generali che essa ci dà e che noi consideriamo immutabili, hanno bisogno di essere calati nella quotidianità del nostro oggi.
Vi faccio degli esempi banalissimi. Il testo biblico vieta di lavorare di sabato. Posso anche accettare il principio, ma cosa vuol dire lavorare? Quali azioni rientrano nel lavoro e quali no? Che so io; adoperare un martello pneumatico è un lavoro, scrivere è un lavoro, andare in macchina è un lavoro?
O ancora, il comandamento: "Onora il padre e la madre". Tutti si riconoscono in questo principio, ma come si fa ad onorare, a rispettare i genitori? In che modo noi esprimiamo il nostro rispetto?
Così i vari maestri, lungo i secoli successivi a Mosè, autore della nostra Legge, la Torah, hanno cercato di interpretare e dare significato alla normativa biblica secondo il tempo presente che vivevano e hanno elaborato una normativa. E questo lavoro è stato fatto su base democratica, nel senso che nei tempi antichi esisteva un consesso, chiamato 'parlamento', 'assemblea', insomma un insieme di persone che avevano contestualmente la consapevolezza di conoscere bene la materia e godevano del riconoscimento della gente nei loro confronti. I membri di questa specie di parlamento, dunque, venivano eletti dalla popolazione, ma loro stessi dovevano avere la consapevolezza della loro capacità.
Bene, questo parlamento elaborava le norme da seguire, il comportamento per quel determinato periodo di tempo; così veniva stabilito cosa si intende per lavoro, per rispetto dei genitori e tutte le altre norme.
Quante sono le norme di comportamento scritte nel testo biblico? Sono 613 e riguardano tutti gli aspetti della vita.
Finché le cose sono andate avanti normalmente, cioè finché il popolo ebraico ha continuato a vivere nella propria terra, questo sistema ha funzionato. Poi, quando per motivi contingenti, ha avuto inizio la dispersione degli Ebrei, le cose sono cambiate. Questa dispersione è avvenuta in varie fasi: prima l'esilio babilonese, 600 anni prima dell'era volgare e successivamente l'esilio avvenuto dopo il I secolo dell'era volgare, ad opera dei Romani che hanno conquistato la Palestina, dando inizio alla dispersione del popolo ebraico in tutto il mondo.
Non potendo più esistere un centro dove si potesse riunire l'assemblea dei notabili, il lavoro di interpretazione della normativa si è bloccato. Da allora in poi la nostra normativa è rimasta ferma, senza godere dell'elaborazione di cambiamenti. Quindi uno dei grossi problemi che abbiamo noi è come convivere oggi con una normativa che risale a 2000 anni fa. E non esiste oggi un consesso che possa darci delle interpretazioni ufficiali, accettate da tutti su delle problematiche che stanno emergendo fortemente.
Comunque 'ortodossia' significa accettare il testo biblico come di origine divina con l'interpretazione che è stata data circa 2000 anni fa dall'istituzione demandata a questo scopo.
Nel corso dei secoli, poi, sono nate altre istanze con altri modi di pensare da parte di altre frange che, in qualche modo si sono staccate dell'Ebraismo. La più clamorosa è il cristianesimo.
Alcuni secoli dopo è avvenuta la stessa cosa con l'Islàm. Ma oltre a queste due grandi scissioni, anche negli ultimi secoli sono nate, all'interno dell'Ebraismo delle entità nuove che si autodefiniscono Ebrei, ma che si allontanano da quanto vi ho detto fino adesso.
Grosso modo possiamo dividere queste realtà come entità moderniste ed entità molto più oscurantiste. Le prime vogliono adattare l'Ebraismo ai tempi moderni, mentre le ultime rifiutano ogni tipo di cambiamento e vogliono pedissequamente seguire la normativa così come è stata elaborata 2000 anni fa.
Un'altra grande novità è stata la nascita dello Stato di Israele nel 1948, come entità indipendente. Gli Ebrei che stanno nella terra di Israele ritengono di essere in qualche modo diversificati dagli Ebrei che vivono nella diaspora. Non dico che esista un conflitto, ma un dibattito dialettico tra gli Ebrei di Israele che ritengono di essere, in qualche modo, più Ebrei degli altri Ebrei. E' caratteristico, questo, perché ognuno di noi ritiene di essere migliore dell'altro.
Oltre questo dibattito ce n'è un altro: quello di dover assorbire nel seno della realtà di Israele, ma anche fuori, delle realtà che erano sconosciute. Faccio un esempio: da quando è caduto il muro di Berlino, è saltato fuori il problema degli Ebrei russi. In Russia esistevano alcuni milioni di Ebrei, ma erano persone con una consapevolezza molto blanda della loro ebraicità, perché l'autorità non permetteva loro di esercitare la loro religiosità in nessuna forma. Con la possibilità di uscire dalla Russia, queste persone si sono scaraventate fuori, o verso l'Occidente o verso lo Stato di Israele e hanno dato vita a una realtà nuova. Pensiamo all'ignoranza religiosa che dovevano avere.
Un altro esempio è il caso degli Ebrei cosiddetti 'neri', i famosi falashìm. Questa cosa è nata nell'800, ai tempi delle esplorazioni, quando furono raggiunte le zone dell'Etiopia, attorno al grande altipiano del Gondar. Insomma, si è scoperto che lì esistevano delle realtà autodefinitesi ebraiche, di cui non si sapeva assolutamente niente. Questa specie di enclave ebraica non sapeva, a sua volta, nulla degli altri Ebrei del mondo e pensavano di essere loro gli unici Ebrei del mondo.
Questa popolazione da secoli praticava un ebraismo con degli sviluppi diversi da quelli del nostro ebraismo. Anch'essi sottoposti a persecuzioni, in forme non meno gravi di quelle subite dagli Ebrei d'Europa. A un certo momento questa gente ha scoperto di non essere gli unici Ebrei del mondo e questa scoperta è avvenuta contestualmente a delle rivolte, che li ha costretti alla fuga. Il loro esodo ha delle analogie con l'esodo degli Ebrei dall'Egitto. Si trattava di circa 150 mila Ebrei, che per sottrarsi alle persecuzioni insorgenti contro di loro, hanno cercato scampo o verso Israele o verso altre regioni del mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Quindi ci siamo trovati a dover gestire una situazione incredibile con un gruppo di Ebrei che erano rimasti staccati dalla tradizione ebraica per almeno 1200 anni. La cosa vi assicuro che non è stata facile per niente.
Vi faccio un esempio. Circa 40 anni fa l'Italia si è fatta promotrice di un'ondata di immigrazione di questi Ebrei neri, per favorire la loro formazione culturale, perché erano completamente tagliati fuori dalla vita di società. Non sapevano cos'era la corrente elettrica, l'acqua veniva ancora attinta ai pozzi, ecc. Quindi c'è stata questa proposta per aiutarli nella loro formazione culturale e poi rimandarli al loro paese con un'istruzione, per poter aprire delle scuole nella loro realtà.
Io ho avuto esperienza diretta di questa cosa. C'erano dei problemi enormi. Basti pensare che queste persone non avevano un nome, perché da loro l'anagrafe non esisteva. Quando si è trattato di farli uscire dall'Etiopia per portarli in Italia, è stato un caos, perché tutti avevano lo stesso nome sul documento; il funzionario di Gondar aveva compilato i documenti a casaccio, mettendo lo stesso nome e la stesa data di nascita a 10 persone.
E poi pensate a cosa volesse dire, per loro, essere catapultati da noi in maniera così improvvisa, solo dopo tre, quattro ore di aereo da Addis Abeba a qua.
Per loro era una cosa fuori dal mondo che si mangiasse tre volte al giorno, data la miseria spaventosa in cui vivevano.
Lo stesso è avvenuto anche per gli Ebrei russi che sono emigrati in Israele. Si racconta un po' scherzando che quando i primi Ebrei russi sono arrivati in Israele, lo Stato ha dato loro degli aiuti per cominciare un'attività; per es. se uno faceva il sarto gli veniva offerto uno stabile, gli strumenti. Ma per loro era inconcepibile buttarsi nel lavoro con la propria iniziativa; si sarebbero aspettati che lo Stato avesse dato loro anche i clienti. Questo perché erano abituati al regime.
Vi assicuro che l'assorbimento di queste realtà non è stato una cosa assolutamente facile. E ci sono stati degli errori enormi, sia da parte delle autorità religiose ebraiche che dello Stato di Israele, perché l'atteggiamento di fondo era quello di volerli assorbire il più in fretta possibile, cioè far loro perdere le connotazioni proprie, perché entrassero nel meccanismo. Bisognava sì assorbirli, ma lasciare loro l'identità propria.
Il primo grosso problema che riguarda l'ortodossia, linea nella quale si riconosce la gran parte degli Ebrei italiani, è come fare ad adattare la nostra normativa ai tempi nostri. Ci sono una quantità di cose che il mondo ci propone e noi non abbiamo una risposta univoca.
Vi faccio un esempio: i trapianti d'organi o determinati esperimenti nel campo della bioetica o la fecondazione artificiale. Sono permesse queste cose per noi? E bisogna tenere presente che l'Ebraismo non ha, come la Chiesa, un sistema verticistico, per cui ci si riconosce nelle scelte proposte dal papa o dai vescovi. Da noi c'è un meccanismo, che funziona da 500-600 anni, attraverso i responsi. Che cosa vuol dire? Abbiamo dei testi con le norme, ma sono norme vecchie, che non nominano trapianti, bioetica, ecc.
Vi faccio un esempio: il sabato. Per noi il sabato inizia il venerdì sera e finisce il sabato sera. Il sabato è proibito lavorare. Ma un Ebreo che faccia l'astronauta, come fa ad osservare il sabato? Per lui quand'è il sabato? La risposta non l'abbiamo.
Bene, tutte le volte che si cerca una risposta che non è contenuta nei testi sacri, ci si deve rivolgere al proprio rabbino, quello responsabile del territorio. Quindi voi che siete a Ravenna siete costretti a rivolgervi a me, vi piaccia o non vi piaccia.
Ma nel momento in cui mi fate la domanda, la norma stabilisce che vi impegnate automaticamente ad accettare la mia risposta. Se non vi vado bene, andate da un altro rabbino. Questo sistema delle domande e delle risposte ha funzionato per diversi secoli, perché i problemi erano più o meno sempre gli stessi. Adesso ci sono dei problemi nuovi, che possono trovare risposte diverse a seconda del luogo dove ci si trova. Può darsi che la stessa domanda rivolta a me, o al rabbino di Strasburgo, o di Città del Capo, abbia una risposta diversa. E com'è possibile che per una stessa domanda ci siano tre risposte diverse? Bisogna ripristinare una istituzione che dia delle risposte valide per tutti.
Torniamo alla domanda sui trapianti di organo. E' difficilissimo rispondere, perché dobbiamo anche tener conto delle normative preesistenti. Intanto il fatto che, secondo la nostra dottrina, ognuno di noi non è padrone del proprio corpo; il corpo non è un bene disponibile. Io ho avuto la vita, mi è stata affidata e il mio compito è di prolungarla il più possibile nel modo migliore possibile, ma non ho il diritto di attentare alla mia vita in alcun modo. Per cui si pone il problema se, per esempio la donazione di un proprio organo a un altro per salvare la sua vita, è un diritto della persona o no, perché così facendo mette in pericolo la propria vita. Se poi la donazione è da un morto a un vivo, la cosa è più semplice. Però c'è una particolarità: che alcuni organi possono essere sottratti a un cadavere, ma a cuore battente. E dal punto di vista ebraico se il cuore è battente, quel tale è vivo. Io allora non ho il diritto di ammazzare un individuo per salvarne un altro. Anche se aveva magari l'encefalogramma piatto, senza nessuna speranza.
Andiamo avanti. Circa 150 anni fa sono nate delle dottrine in campo ebraico che sostenevano che una riforma se non viene fatta da un ente qualificato, le dobbiamo fare noi. Così alcune comunità si sono date delle regole nuove. Per esempio si è deciso di respingere tutta la legge orale, cioè quelle normative elaborate dai maestri, considerate da qualcuno un'anticaglia inutile e pesante.
Quindi si stanno creando delle realtà nuove che si allontanano sempre più dalla coesione degli Ebrei. Allora quali atteggiamenti dobbiamo avere verso queste realtà?
Dall'altra parte ci sono realtà che vorrebbero tornare al modo di vivere tale e quale a come era 2000 anni fa, respingendo completamente qualunque forma di modernità. Se una cosa non è contemplata nei testi, non si deve fare. Anche questo ci pone dei problemi.
Ma non mi preoccuperei più di tanto, perché questo è avvenuto più volte lungo la nostra storia. Sicuramente avete sentito parlare di sadducei e farisei; ecco, anche questa è stata una divisione all'interno del mondo ebraico, avvenuta al tempo della dominazione romana in Palestina, per cui questi movimenti ideologici portavano in sé anche delle implicazioni politiche. Il problema era cosa fare coi Romani: accettarli o ribellarci? I farisei sostenevano che bisognava sopportare l'occupazione, piuttosto che soccombere nel tentativo di ribellarsi, mentre i sadducei sostenevano il contrario.
Questo dal punto di vista politico, ma c'erano anche problematiche di carattere dogmatico. Per es. c'era il dibattito sull'immortalità dell'anima. I farisei sostenevano che da tutta la dottrina ebraica, dai testi biblici in poi, risulta che l'essere umano è costituito da due parti strettamente intrecciate: la parte fisica e la parte spirituale. La parte fisica un bel giorno morirà e rimarrà quella spirituale che prosegue la sua vita in un altro modo. I sadducei, invece, sostenevano che nella dottrina ebraica non c'è niente che parli dell'esistenza dell'anima e noi dobbiamo vivere tenendo conto della vita fisica concreta, in funzione di questo mondo.
La storia ha dato ragione ai farisei, ma non è detto che i sadducei dicessero tutte cavolate.
Quindi vedete che anche le differenze e i dibattiti di oggi fanno parte della storia di sempre.




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